Riccardo Grassi

Vivere delle proprie passioni

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Turismo e ospitalità… Italia Liguria, che fare nel futuro?

Oggi leggo sul secolo XIX un articolo dal titolo altisonante “Albergatori contro Booking e Trivago: ladri di commissioni e di tasse“. In sostanza gli albergatori di Savona si lamentano delle commissioni e del fatto che booking o chi per lui, paga le tasse all’estero.

Come uscire dal meccanismo delle OTA? come dare scacco matto a booking? Adesso vediamo come un albergo potrebbe sopravvivere senza le OTA, Come? Ve lo Spiego Più Avanti…

Riccardo_grassi_travel_BookingMah! chi ha iscritto gli hotel su booking, expedia etc.? direi gli stessi albergatori, che sapevano benissimo quali erano le condizioni per restare sulla piattaforma delle OTA (Online Travel Agency), quindi sapevano che avrebbero garantito un 20% (a me risulta il 20% e non il 25%, mi sto informando) all’OTA per ogni prenotazione e altresì sapevano  bene che dovevano garantire la miglior tariffa, ergo non possono fare prezzi più bassi di quelli dichiarati a booking, expedia etc. inoltre quando ti iscrivi a qualcosa su internet, nella maggior parte delle volte, sai che sono aziende non Italiane, quindi perchè tutta questa meraviglia?

Io credo che se si sono iscritti un motivo c’è stato, e credo che lo abbiano fatto per ottenere un vantaggio competitivo. Ma perchè lo hanno fatto? che rischi si corrono adesso?

Il motivo per cui esistono le OTA è semplice, vanno a percentuale, non c’è bisogno di investimento iniziale e funzionano sul venduto. Tutti gli investimenti marketing, di sistemi di booking, di gestione della comunicazione sono delegati all’OTA stessa.

Quindi desumiamo che un albergatore preferisca dare il 20% a booking e non rischiare nulla piuttosto che investire sul suo brand, che ha un costo fisso e iniziale e un ritorno incerto, quindi fa piuttosto comodo.

In questo modo non c’è nessuna necessità di inventarsi cose nuove o rinnovare i servizi offerti, piuttosto si stringe sul prezzo e valore vetrina offerto da booking farà il resto, quindi c’è pigrizia?

Direi di si…

Del resto c’è anche chi teorizzava l’effetto Billboard (Cornell University), cioè che l’essere nella vetrina di un’OTA forte portava grandi vantaggi in termini di prenotazione dirette, evidentemente questo non sembra essere vero… anzi se tutti gli albergatori si in…arrabbiano!

Infatti già nel 2011 Max Starkov, diceva che questo effetto…era in qualche modo “indotto” da expedia stesso, partner della Cornell! 

Quindi? Quindi sarebbe importante capire da parte dell’ospitalità come affrontare il tema in modo organizzato e sensato.

A mio avviso, se uno legge l’articolo de Il secolo XIX, si legge che bisogna puntare su altri modi di fare turismo e nel finalese hanno puntato sull’outdoor, bike, etc. ma che “è necessario unire le forze e creare sinergie tra coloro che operano nell’outdoor”…bene! poi una genialata per battere le OTA, si crea il portale visitfinaleligure!

Diciamo che manca un po’ di visione globale, diciamo che ci vorrebbe una regia, chi fa il destination manager? Dovremmo capire che senza investimenti in strutture, infrastrutture, ricettività, gestione dei flussi, valorizzazione del tessuto economico, non si va lontano con i miniportali. Poi spero che visitfinaleligure, cambi le sorti dell’incoming di Finale, anche se mi limito a osservare che forse oltre al tedesco, servirebbe una traduzione in inglese, solo per il bacino di utenza che la lingua ha.
Riccardo_grassi_hotel2020Quindi come si battono le OTA? secondo me non si devono battere, perchè nel 2020 avremo un mondo di persone che vogliono gestire diversamente da ora le loro vacanze e quindi le OTA forse spariranno, ma non a favore della prenotazione diretta, in forme che ancora non conosciamo.

Quindi il terreno su cui battersi è il prodotto, i servizi, la gestione della relazione, l’applicazione di marketing one to one e CRM, nelle sue forme social e mobile e non fare la guerra alle OTA con legislazione inutile e spesso dannosa.

Tornerò presto sul tema delle Online Travel Agency e sui concorrenti “sleali” dell’ospitalità.

A presto

 

 

 

 

 

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